Vita di una ‘strigossa’

Paolo Malaguti, Fumana, Einaudi 2024 (pp. 300, euro 20)

Dopo la montagna del Moro della cima e la foresta brasiliana di Piero fa la Merica (in queste note nel giugno 2022 e nel luglio dell’anno seguente), Malaguti torna all’ambiente fluviale di Se l’acqua ride (in queste note nel novembre 2020), a quella “fetta bastarda di mondo dove i fiumi si impantanano, che pare la menino di lungo, prima di andare a crepare in mare, proprio come i cristiani, che finché sono giovani buttano via i giorni e le settimane e quando si accorgono di essere arrivati in fondo iniziano a tirare indietro, e a fare tesoro di ogni ora che gli resta da campare”.

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Chiamarsi fuori

Franco Marcoaldi, I cani sciolti. Comunità di solitari, Einaudi 2024 (pp. 144, euro 15)

Il punto di partenza è la constatazione di “una condizione oggi piuttosto diffusa, anche se poco o punto riconosciuta nel nostro dibattito pubblico: quella di chi si chiama fuori. Di chi, volontariamente, si scioglie da inutili servitù e soggezioni. Non sta al gioco. Abbandona. Cambia scena. Prende un’altra strada. Si ritira nel bosco. Se ne va. In cerca di altri tragitti – più segreti, autentici, personali… vòlti a celebrare l’esistenza e a lodare il mondo”. Senza necessariamente andar lontano, anzi: rimanendo magari esattamente dov’era, in mezzo agli altri, come il protagonista di Perfect Days, che “è solo, ma non si sente solo (…) conosce gli aspetti creativi della solitude senza patire la loneliness”.

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Da Pedro Almódovar a Sigfrid Nunez

Sigfrid Nunez, Attraverso la vita, Garzanti 2024 (pp. 192, euro 18) e Il compagno fedele, Garzanti 2020 (pp. 224, euro 12).

Quando avvertiamo che un film appena visto è di quelli che ricorderemo e sappiamo che ha alle spalle un libro, può succedere che proviamo il desiderio di conoscere anche quest’ultimo. Non per fare l’ovvio, e spesso inutile o fuorviante, confronto (meglio il libro, è il più delle volte la conclusione), ma per trovare ragioni in più al proprio apprezzamento. Qualcosa di simile mi è capitato dopo aver visto l’ultimo film di Almodóvar, La stanza accanto, ma, appunto, è dei temi presenti in Attraverso la vita, il romanzo di Sigfrid Nunez che l’ha ispirato, che questa Nota intende occuparsi, riproponendone alcuni passaggi.

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Un’arte antica in un racconto che attraversa i secoli

Version 1.0.0

Tracy Chevallier, La maestra del vetro, Neri Pozza 2024 (pp. 400, euro 20)

Il Tempo innanzitutto è protagonista in questo romanzo, perché “la Città d’Acqua è senza età. Venezia e le isole che ha intorno danno l’impressione di essere fuori dal tempo. E forse lo sono (…) il tempo sembra scorrere a una velocità diversa dal resto del mondo”. Di qui l’autorizzazione, di cui la scrittrice si sente investita, a proporre al lettore – inevitabilmente perplesso… – salti temporali che lo portano dal Quattrocento ai giorni nostri. Ma ci sono forse anche altre ragioni: la cultura materiale – della lavorazione del vetro, in questo caso – conosce evoluzioni che si svolgono in tempi più lunghi, e lenti, di quelli degli avvenimenti politici e del succedersi di detentori diversi del potere, e coloro che sono eredi di uno specifico saper fare attraversano la storia come rimanessero gli stessi.

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Un antico rimedio: migrare

Version 1.0.0

Gaia Vince, Il secolo nomade. Come sopravvivere al disastro climatico, Bollati Boringhieri 2024 (pp. 288, euro 27)

“Un mondo in cui tutti sono profughi: non solo i disperati che in proporzioni inedite abbandonano i paesi del Sud del mondo, ma anche i fortunati che ne abitavano quella porzione che chiamiamo Occidente e sono ora costretti anche loro a rischi e fatiche mortali nel tentativo di raggiungere i paesi più settentrionali dove esiste ancora l’acqua”: Bruno Arpaia, nel suo romanzo Qualcosa, là fuori (Guanda 2016, in queste note il maggio 2016) raccontava non di un day after, non di un terribile inatteso domani, ma di un oggi portato alle estreme conseguenze. Estreme ma prevedibili fin d’ora. Le conseguenze del cambiamento climatico che si abbatteranno su un mondo che non le ignorava ma non le ha volute evitare.

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Arrivare alla fine, come si può

Version 1.0.0

Richard Ford, Per sempre, Feltrinelli 2024 (pp. 360, euro 22)

Frank Bascombe, ultimo capitolo. Così ha assicurato lo scrittore in un’intervista recente. Il suo personaggio, protagonista di precedenti romanzi, è ora un settantaquattrenne alle prese con strascichi di malattie e acciacchi dell’età, ma soprattutto con il compito che si è assunto: assistere Paul, un quarantasettenne affetto da Sla in fase terminale e dunque prossimo alla fine. Suo figlio. Ancora in gradi di muoversi, sia pure stentatamente: che cosa offrirgli dunque se non un viaggio? Affittare un camper dunque, e darsi una meta: lui, il padre, c’era stato portato dai genitori negli anni ’50. Perché non portarci ora suo figlio al Mount Rushmore, quello dove sono scolpiti i volti di Washington, Jefferson, Roosevelt I e Lincoln?

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Se sei in fila alla Caritas non pensi alla rivoluzione

Riccardo Staglianò, Hanno vinto i ricchi. Cronache da una lotta di classe, Einaudi 2024 (pp. 162, euro 13)

Un dato per tutti: in 30 anni, dal 1990 al 2020, l’andamento dei salari medi italiani è andato regredendo fino a collocarsi, nelle statistiche europee, all’ultimo posto. Di qui le domande di apertura. “Come è stato possibile che la classe politica, tutta indistintamente ma soprattutto la sinistra che degli interessi della classe lavoratrice è stata storicamente portatrice, non ha fatto nulla “ per capire quali e quante cose dovevano essere andate storte per arrivare a quello sconcertante risultato?” e “com’è possibile che la classe lavoratrice, sia operaia che del ceto medio impoverito non (abbia) chiesto rumorosamente conto?”.

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La parete invisibile

Marlen Hauhofer, Noi e la morte di Stella, L’orma 2024 (pp. 96, euro 15)

È un lungo monologo, questo romanzo: quello che leggiamo è ciò che la protagonista ha sentito il bisogno di mettere sulla carta, scrivendo ininterrottamente per due giorni. La sua è l’espressione di un rovello sdegnato quanto autodenigratorio, in cui il senso di colpa per la propria oggettiva complicità percorre un resoconto spietato: qui non è la ragnatela delle meschinità dei personaggi di Simenon – cui pure l’ambientazione e diverse circostanze fanno pensare – a venire a galla, ma il tessuto cupo della tragedia vissuta da Anna, la moglie e madre di una famiglia percorsa dalle tensioni innescate dalla doppiezza di lui, Richard, il marito e padre, fedele alla famiglia – due figli, un maschio e una femmina – ma non alla consorte, appagato dal suo successo professionale e seduttore seriale.

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Crisi ambientale, crisi di civiltà

Bruno Latour, Come abitare la Terra. Conversazioni con Nicolas Truong, Einaudi 2024 (pp. 85, euro 13)

Autore di riferimento per chi si è persuaso che la crisi ambientale non è comparabile – nella sua pervasività e nella sua irreversibilità – a quelle che gli uomini hanno dovuto e devono affrontare, e dunque non a caso presente in queste note (Tracciare la rotta. Come orientarsi in politica, il 9 settembre 2018, e Dove sono? Lezioni di filosofia per un pianeta che cambia, il 25 settembre 2022), Bruno Latour, scomparso un paio d’anni fa, resta fedele in questo piccolo libro al tono colloquiale che lo contraddistingue e al suo linguaggio – apparentemente – semplice.

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La storia in un mondo dominato dal presentismo

Francesco Benigno, La storia al tempo dell’oggi, il Mulino 2024 (pp. 174, euro 14)

“La storia oggi non sembra più capace di farci leggere il mondo, di spiegarlo”, il “legame tra la contemporaneità, l’ieri e il domani sembra essersi spezzato. Il futuro (…) si è come eclissato (…) gravido di incognite, segnato da una preoccupante incertezza. In breve, passato, presente e futuro si sono come allontanati fra loro”, il che trova riscontro nel fatto che “qualcosa si è rotto nella capacità complessiva di leggere il mondo in divenire (…) la stessa storia si è fatta difficile da capire e interpretare”.

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L’Altro a noi simile

Alberto Rollo, Billy il Cane, Ponte alle Grazie 2024 (pp. 192, euro 16,90)

“Che cosa si prova a essere un pipistrello?”. Una domanda paradossale. A porla non è stato un etologo, ma un filosofo, Thomas Nagel, cui premeva di far presente l’inadeguatezza della nostra mente umana a immaginare l’esperienza di un animale tanto diverso. Si direbbe non la pensasse diversamente un altro pensatore, Ludwig Wittgenstein, certo del fatto che “se un leone potesse parlare, noi non potremmo capirlo”, perché lui vive il suo mondo, un mondo di cui noi uomini non sappiamo nulla, o quasi.

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Una scuola di umanità, un’occasione di liberazione

Tomaso Montanari, Se amore guarda. Un’educazione sentimentale al patrimonio culturale, Einaudi 2023 (pp. 110, euro 13)

Si dice patrimonio culturale e si pensa allo Stato e alla situazione attuale; storia dell’arte, e vengono in mente quei pochi che coltivano “la passione – o peggio l’hobby – della ‘bellezza’”. Questo libro serve a indirizzarci altrimenti, a farci render conto che il patrimonio culturale serba “un suo latente, ma fortissimo, conflitto col tempo presente, con il mondo com’è oggi”, “la capacità di separarci dal flusso ininterrotto delle cose che passano, per metterci in contatto con ciò che sta in fondo al nostro cuore, ciò che lega davvero alla vita. ciò che le dà senso”.

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La donna che piantava alberi

Auður Ava Ólafsdóttir, Eden, Einaudi 2024 (pp. 192, euro 18)

Se la si guarda abbastanza da lontano, “si resta sbalorditi da quanto la terra sia piccola, dato che non solo gira attorno al sole a una velocità di centottomila chilometri all’ora, ma anche su se stessa, a milleseicentonovanta mila chilometri all’ora”, e allora “si capisce quanto poco ci voglia per farla uscire dai binari”: pensieri di Alba, passeggera di un aereo che porterà lei, studiosa di “lingue minoritarie in pericolo di estinzione”, dall’isola in cui abita, a nord del Circolo polare artico, a uno dei convegni di linguisti cui ordinariamente partecipa.

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Un’inedita alleanza verde e nera

Francesca Santolini, Ecofascisti. Estrema destra e ambiente, Einaudi 2024 (pp. 106, euro 13)

Sembrerebbero parole d’ordine ecologiste, se non vi comparisse anche la difesa della “biodiversità dell’umanità”: abbandonato il negazionismo climatico, nel manifesto di un’organizzazione neonazista scandinava si giustappongono preoccupazioni ambientaliste con l’opposizione al mescolamento delle razze e il rifiuto dei migranti.

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Il gusto di raccontare

Rosa Tremain, Lily. Storia di una vendetta, Einaudi 2024 (pp. 268, euro 19,50)

Un inizio forte, il sogno della propria morte, per impiccagione. Prevedibile conclusione della vita di un’assassina quale la diciassettenne protagonista già all’inizio si dichiara. Ma basta girare pagina e il romanzo imbocca la strada del c’era una volta, e prosegue secondo il ritmo della narrazione più tradizionale: è Dickens a venire in mente leggendo della neonata abbandonata in una notte del 1850 ai cancelli di un parco, aggredita dai lupi spintisi in città, che le strappano con un morso il mignolo di un piede, salvata da un poliziotto compassionevole, internata in un orfanotrofio in cui le viene dato un nome, per poi essere data in affido in una fattoria della campagna del Suffolk dove non si poteva pensare “che a una settantina di miglia potesse esserci una città come Londra, dove i bambini più piccoli si ritrovavano a fare gli spazzacamini o a spaccarsi la schiena al telaio, campavano di ossa e dormivano in quattro o cinque nello stesso letto”.

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Il senso della fine in un mondo povero di futuro

Rossana Rossanda, Amar. Favola laica, Marsilio 2024 (pp. 96, euro 14)

Ristampata nel centenario della sua nascita, Rossanda aveva scritto questa “favola” nel 1996, a qualche anno di distanza da un seminario che con Filippo Gentiloni, altra firma storica del “manifesto”, aveva coordinato all’eremo benedettino di Monte Giove, nelle Marche, dove si riunivano spesso esponenti della Sinistra come Mario Tronti, Pietro Ingrao, Luigi Ferrajoli, Giacomo Marramao, Raniero La Valle per confrontarsi su temi esistenziali, come la morte.

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Se l’amore non basta

Caterina Bonvicini, Molto molto tanto bene, Einaudi 2024 (pp. 204, euro 18,50)

“Sei sempre spaesato in acque internazionali, in acque di nessuno, eppure su una barca che conosci sei casa tua… (..) Quello della Sar [operazioni di ricerca e soccorso] è un mondo piccolo, una specie di grande famiglia. bellissima o pessima, come tutte le famiglie”, e la barca è l’Endurance, una delle navi Ong che operano nel Mediterraneo. È passato un paio d’anni dalle prime prove a bordo delle navi umanitarie raccontate in Mediterraneo (in queste note alla fine di aprile 2022) con l’intento dichiarato di comunicare l’incomunicabile, il dolore e l’orrore che le immagini televisive di naufragi e salvataggi non sanno trasmettere.

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Riconciliarsi con l’incolto

Adriano Favole, La via selvatica. Storie di umani e non umani, Laterza 2024

L’antropologia “studia le culture umane, le loro relazioni e le loro trasformazioni: le culture di altri continenti (…) e le culture popolari, lontane o domestiche che siano (…), le culture urbane e quello rurali. Le culture più tradizionali e conservatrici e quelle digitali (…), le culture egemoni e quelle subalterne. Il qui e l’altrove”. Coerente con questo presupposto, l’autore ci invita a un andirivieni fra Liguria e Oceania, Alpi e Africa, ma non solo: il confronto coinvolge lui stesso, l’antropologo che si occupava solo di significati e simboli umani e quello che invece s’è reso conto che lo studio non può ignorare i non umani con cui, pure, trascorriamo le nostre esistenze”, essendo noi “il prodotto di scambi ininterrotti con l’ambiente che ci circonda”, popolato di “esseri ‘incolti’ che vivono, cioè, fuori dai confini delle culture intese come spazi simbolici”.

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Raccontare la morte

Jon Fosse, Un bagliore, La nave di Teseo 2024 (pp. 76, euro 13)

La noia l’ha indotto a mettersi in macchina e partire, una noia greve, irrimediabile: “Il pensiero di tutto quello che avrei potuto fare per contrastarla non mi procurava nessuna gioia così avevo agito”. Non ha una meta, né ha in mente un itinerario. Arrivato alla fine di una strada forestale, dove non c’è spazio per girare, si impantana. È risaputo: chi viaggia porta con sé innanzitutto sé stesso, e il proprio stato d’animo: “Mi sentivo vuoto, come se la noia si fosse trasformata proprio in quello, in un vuoto. O piuttosto in angoscia, perché avvertivo dentro di me una specie di paura mentre, lo sguardo assente e fisso in avanti, vedevo in un nulla.

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Un comune disorientamento

Marco Revelli, Questa sinistra inspiegabile a mia figlia. Dialogo immaginario con un’adolescente, Einaudi 2024 (pp. 164, euro 16,50)

Pare che siano le figlie, più dei figli, a rendersi disponibili a colloqui con i genitori su questioni impegnative come l’Olocausto o il razzismo: sono adolescenti a interloquire sia nel caso di Annette Wieviorka (Auschwitz spiegato a mia figlia, Einaudi 2014) che in quello di Tahar Ben Jelloun (Il razzismo spiegato a mia figlia, La nave di Teseo 2018). Lo stesso avviene – stando al titolo almeno –, a Marco Revelli, spiazzato dalla domanda della figlia, appunto: “Ma tu stai ancora lì?”, a Sinistra, intende, e lui prova a spiegarle perché si intestardisce “a stare in un posto che non c’è più”, “un sistema di idee e di promesse tradite ogni giorno da quegli stessi che dicono di volerle ancora rappresentare”.

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Bilanci esistenziali fra pubblico e privato

Mariagrazia Fontana, È questo che volevo?, temposospeso 2024 (pp. 210, euro 20)

Lasciare che la vita ti venga incontro, che ti porti quel che ha da darti; oppure: sentire che la devi costruire, la vita, sapendo che ci troverai quello che ci hai messo (e altri ci hanno messo per te, che te lo dovrai tirar dietro per il resto dei tuoi giorni). Poi, si sa: il Caso, versione laica della Provvidenza, o del Castigo, il mestiere che hai finito col fare, gli amori, fortunati o tossici, la salute e la corrosione degli anni… Ma anche qui: saperli governare perché si è di quelli che sanno come va il mondo, oppure farci i conti, arrovellarsi a capire quanto ci hai messo di tuo o se invece proprio non te lo meritavi, e sforzarsi di accettare senza necessariamente rassegnarsi.

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